La Perla

Tutti quegli anni, a vivere la vita di qualcuno che neanche conoscevo”

Che sciocco che sono! Giacere qui in segrete puzzolenti quando potrei andarmene in giro in libertà. Ho una chiave nel mio cuore, chiamata promessa che aprirà, ne sono persuaso, ogni serratura del castello del dubbio. Sebbene in uno stato oscuro e tetro, egli muta l’ombra di morte in aurora”

Knight of cups è un film del 2015 diretto da Terrence Malick e interpretato dal tormentato Christian Bale.

Rick è il suo nome e, sin dall’inizio, vaga nella sua stessa vita, fatta di festini, scenari lussuosi, belle donne e perdizione. Il regista ci accompagna in questo pellegrinaggio, perché tale è, sebbene il contesto sia in apparenza stridente con la solitudine e il carattere ascetico di un pellegrinaggio vero e proprio. Rick è disperso e frammentato, quasi sempre spettatore della vita altrui e della propria. Ma noi sappiamo anche che egli ricerca una Perla, così come il giovane principe della “favola” che il padre (pellegrino a sua volta) gli narrava:

ricordi la storia che ti raccontavo quando eri piccolo? La storia del giovane principe? Del cavaliere, mandato da suo padre – il re dell’Oriente – a Occidente, in Egitto, per trovare una perla… Una perla dagli abissi del mare. Ma quando il principe arrivò, gli diedero da bere in una coppa che gli portò via la memoria: si dimenticò di essere il figlio del re. Si dimenticò della perla e cadde in un sonno profondo. Il re non aveva dimenticato suo figlio; continuava ad inviare missive, messaggeri, guide. Ma il principe non si svegliava”.

Questo racconto è mutuato da un testo gnostico del III secolo, L’Inno della Perla – La Nostalgia Gnostica del Ritorno al Pleroma, in cui si narra appunto della ricerca di questa fatidica Perla da parte del figlio del re del mondo spirituale, ricerca per la quale il ragazzo viene inviato nel mondo materiale… Quindi sembrerebbe avviare alla classica dicotomia anima-corpo, spirito-materia, bene-male di cui i testi gnostici sono intrisi e che ricordano il dualismo orfico-pitagorico-cartesiano su cui si regge la tradizione filosofica occidentale volta a condannare tutto ciò he è ascrivibile all’immanente. Eppure si evince altro da questa trasposizione cinematografica di Malick: la dimensione nomade dell’Io, che – per definire se stesso – ha bisogno di errare, di incontrare diversi altri Io, scegliendo se rimanere monade (chiuso in se stesso) o aprirsi al necessario confronto con gli altri, proprio come nel pensiero di Ricoeur. Qui non si rinnega la materia, bensì la si riconosce come trama della complessità dell’esistenza.

Rick raffigura un Io disperso, frammentato, gregario. Spesso gli siamo accanto, lo vediamo contemplare, assistere e ascoltare le parole delle persone che incontra durante il “pellegrinaggio”; siamo spettatori del suo essere a sua volta spettatore del regno del Man in cui è gettato, quel mondo materiale del racconto gnostico che, nel film, è fatto di lustrini, belle donne, ebbrezza e sorrisi inebetiti. Eppure la “voce” dentro di lui – quella paterna che gli rammenta la ricerca della Perla – lo spinge ad andare oltre, a sperimentare diverse forme di esistenza grazie all’incontro con l’Altro. Questo Altro è quasi sempre una donna, portatrice di amore gratuito, di progetti futuri, di opportunità di realizzazione… Alcune lo vogliono salvare da se stesso, altre lo esortano a sognare, a essere tutto ciò che vuole; altre ancora gli offrono l’opportunità di trascendere se stesso attraverso la paternità. Eppure non basta: Rick rimane “addormentato”, proprio come nel racconto gnostico; nonostante i messaggeri che la vita gli mette davanti, non riesce a destarsi.

Ma sembra che non si svegli poiché, difatti, incontrando queste figure catalizzatrici di Autenticità, Bale in realtà cesella se stesso… Senza intenzione, quasi per caso egli, alla fine, riesce a intuire la filigrana della propria esistenza e trovare il bandolo della matassa… la sua Perla: il Significato della propria esistenza. Ha sperimentato il “teatro del mondo”, lo ha assaporato, vissuto sulla propria pelle e poi? In ultimo si rende conto che

l’unica via d’uscita è all’interno. Respira!”

Finalmente può respirare… dopo l’apnea provata per tutto quel tempo, alla ricerca di un qualcosa che non era all’esterno, bensì dentro di lui. Si sveglia.

Molte persone fanno come Rick: vagano, erranti, nella loro stessa esistenza. Stanno male senza conoscerne la causa, pensano che la loro felicità dipenda da circostanze esterne o da altri individui. Invece la Perla è lì, dentro di loro, a portata di mano. Bisogna solo trovare la via per arrivarvi; e, da soli la si può intuire, ma in compagnia (con la giusta compagnia), vi si arriva in maniera ancora più fondata e autentica.

Si è soliti pensare che, per uscire dall’abulia e dallo stallo in cui ci si avverte come imprigionati, sia necessario un cambio radicale, una rottura: un evento che irrompa in quella monotonia accidiosa e pervadente e che ci salvi. Mentre la via passa proprio attraverso quello stesso impasse esistenziale: bisogna sostare all’interno di quella prigionia per poter procedere senza rinnegare ciò che si è stati e la vita stessa che abbiamo vissuto sino a quel momento. Quindi dobbiamo rimanere dentro noi stessi, senza timore di guardare al nostro interno né nutrendo speranza di salvezza eteronoma. François Jullien esprime molto bene questo carattere di continuità tra quella che definisce una prima e una seconda vita: questa non può esserci senza la precedente. Non si tratta di rinnegare chi siamo stati né di stravolgere completamente le nostre esistenze, bensì di avere pazienza, far decantare i vissuti e lasciar emergere – fenomenologicamente – la figura dallo sfondo. Di riprendere (in senso kierkegaardiano quasi). Il tempo, quello stesso tempo che è stato luogo di pena, sofferenza e vita subìta, sarà funzionale a far emergere la famosa filigrana della nostra esistenza, riconsegnandocela risignificata, finalmente nostra, scelta e non imposta. Non cambia nulla eppure cambia tutto: muta la luce della Perla. Che, comunque, è già un nostro possesso.

I dialoghi – spesso soliloqui – della pellicola del film sarebbero tutti da trascrivere. Di seguito, riporto alcune battute, che interpellano e che possono essere utili ai fini di un ipotetico esercizio rispetto a noi stessi e alle nostre esistenze:

– “Vedete le palme? Le palme ci dicono che tutto è possibile: possiamo essere qualsiasi cosa… fare qualsiasi cosa. Ricominciare” (Rick)

– “Figlio, sei proprio come me. Non riesci a comprendere la tua vita? Non riesci a mettere insieme i pezzi? Proprio come me… un pellegrino su questa terra, uno straniero…… frammenti, pezzi di un uomo. Dove ho sbagliato?” (Padre)

– “Il Desiderio è così profondo. Butterò via la mia vita” (Rick)

– “Non tornare a essere morto… Che cosa vuoi?”. “Non stiamo vivendo le vite scritte per noi… il nostro destino è un altro” (una delle donne di Rick)

– “Dove ti incontrerò? Da che parte devo andare? Immagino non sia lì per me, alla fine… Da dove comincio?” (Rick)

– “Da giovane avevo paura. Paura della vita. Chi paga per essa? Mi dispiace abbia dovuto pagare anche … La mia speranza… Mi hai dato la pace; mi hai dato quello che il mondo non può dare: pietà, amore, gioia. Tutto il resto sono nuvole, nebbia… stai con me. Sempre.” (Rick, rivolto a Nancy)

– “Pensi che, quando arrivi ad una certa età, le cose inizieranno ad avere un senso, invece scopri che sei perso esattamente come prima. Immagino sia proprio questo la dannazione… i pezzi della tua vita che non si uniscono mai. Che sono lì, sbattuti in giro”. “Ricorda: la perla! Sussurra… invita … ogni uomo, ogni donna una guida, un dio. Tu vivi in esilio, straniero in terra straniera. Un pellegrino, un cavaliere. Trova la tua strada! Dall’oscurità alla luce” (il padre)

– “Ho passato trent’anni senza vivere la vita. Anzi, rovinandola… a me stesso e agli altri. Non riesco a ricordare che uomo volevo essere” (Rick)

– “io insegno solo una cosa: insegno solo il momento presente. Fare attenzione al momento presente. Ed è tutto lì, perfetto e completo, così com’è” (il monaco)

– “Conserva tutto della tua vita. Non perdere tutto solo perché hai perso una parte” (Rick a Elizabeth)

“Trova la luce che conosci a est. Come un bambino. La luna… le stelle. Sono al tuo servizio. Ti guidano nel cammino. La luce negli occhi degli altri… la Perla!” (il padre).

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