La Cura nel Counseling Filosofico

«La cura risponde a un bisogno essenziale: il bisogno di trovare qualcuno che ci aiuti a divenire quello che possiamo divenire» (Luigina Mortari)

In che senso il Counseling Filosofico cura le persone che se ne avvalgono? Sicuramente – è doveroso precisarlo – non in senso clinico né psicologico. Bisogna, dunque, precisare cosa si intenda per “cura” in questo contesto di relazione di aiuto. Diciamolo subito: più che curare, il counselor filosofico si prende cura della persona che gli si rivolge. E se ne prende cura per accompagnarla in un processo di fioritura. Come un fiore, ognuno di noi ha le potenzialità per divenire ciò che è. La cura che entra in scena in questo rapporto privilegiato con l’unicità del consultante (colui che si rivolge al counselor filosofico) ha come fine quello di accompagnarlo in un processo di conoscenza di sé, in cui vengano ridestate o individuate le risorse di cui egli è portatore. Quindi è una cura che non insegna nulla, che non spiega e non mostra strategie, bensì accoglie e cerca di comprendere la singolarità di cui ciascuno di noi è depositario. Non a caso il mito di Igino, citato all’inizio di Essere e Tempo di Heidegger, pone al centro della condizione umana la Cura:

«La Cura, mentre attraversava un fiume, scorse del fango argilloso, lo prese pensosa e cominciò a modellare un uomo. Mentre considerava tra sé e sé che cosa avesse fatto, sopraggiunse Giove; la Cura lo pregò di infondere lo spirito nell’uomo; Giove acconsentì volentieri. Ma siccome l’Inquietudine pretendeva di dargli il proprio nome, Giove glielo proibì e disse che invece bisognava dargli il suo. Mentre la Cura e Giove disputavano sul nome, si fece avanti anche la Terra, e sosteneva che bisognava imporgli il suo nome, dal momento che essa aveva fornito il proprio corpo per plasmarlo. Allora presero come giudice Saturno, il quale comunicò ai contendenti tale giusta decisione: “Tu, Giove, poiché infondesti lo spirito, dopo la morte dell’uomo riceverai la sua anima; tu, Terra, dato che fornisti la materia, riprenderai il suo corpo; ma poiché fu la Cura che lo ha modellato per prima, lo possieda per tutta la vita. Per quanto concerne la controversia sul nome, sia chiamato homo, perché fu creato dall’humus”».

Questa è l’origine dell’uomo, che – durante tutta la sua esistenza – è affidato alla Cura. Se ci pensiamo, ciò è riscontrabile sin dai nostri primi attimi di vita: appena veniamo al mondo, nostra madre si prende cura di noi; senza il suo accudimento, non potremmo sopravvivere. Fin dall’inizio, siamo dunque esseri bisognosi. E il bisogno è la prima sfaccettatura della Cura che, in questo caso è merimna: cura come preoccupazione atta a conservare la vita. In greco, infatti, ci sono diverse parole che esprimono questo concetto e noi possiamo utilizzarle – come suggeritoci dalla filosofa Luigina Mortari – per dipanare le varie sfumature di questo esistenziale, facendo una sorta di fenomenologia della Cura stessa all’interno della relazione di aiuto che il Counseling Filosofico è. Oltre che merimna (cura conservativa e tutelante), la Cura è anche epimeleia, ossia quella forma di attenzione che fa fiorire l’essere, che accompagna la persona a reperire la propria linfa e a seguire, da sé, il proprio demone interiore. Infine la Cura è anche therapeia, ossia riparatrice delle ferite dell’essere perché, il processo di conoscenza di sé che è in atto nel Counseling Filosofico, porta con sé – con la necessaria sofferenza dei dolori di un parto (quello del consultante a se stesso) – la soluzione di quei nodi problematici, di quelle domande esistenziali per cui il percorso è iniziato.

Il counselor filosofico è una sorta di caronte, che accompagna la persona sulla nave della Cura; le sta accanto, la stimola per facilitarne la chiarificazione, senza indirizzare o consigliare. Si prende cura appunto di lei, come l’accezione del verbo latino consuloĕre da cui deriva il termine “counseling”, che non vuol dire “consigliare” o “consolare” – come molti credono – bensì proprio “andare in aiuto” e “prendersi cura di”. In maniera coerente alla maieutica socratica, il counselor filosofico si pone rispetto al consultante come una levatrice: lo aiuta a tirar fuori ciò che è già dentro di lui, nonostante le doglie del parto. La nascita è quella dell’individuo a se stesso, una sorta di palingenesi, di fioritura appunto, non nel solco di una rottura rispetto alla circostanza dolorosa per cui gli si è rivolto, bensì di una ripresa risignificata della sua esistenza, che – tramite la conoscenza di sé acquisita – gli consenta di gettare una luce retrospettiva su di sé, su ciò che è stato e che sarà in virtù di questa chiarificazione. La Cura è, dunque, volta a rendere autonomo e responsabile il consultante, che così potrà procedere da solo a portare avanti il suo progetto esistenziale, tendendo a realizzare se stesso. È epimèleia heautoù, o cura sui nella versione latina: cura di sé facilitata inizialmente dalla persona del counselor filosofico, e poi pratica autonoma attraverso cui ciascuno possa tendere a divenire ciò che è. Uno stile di vita, insomma, cui si può essere introdotti attraverso il Conosci te stesso! socratico.

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