Educare al pensiero

Lo sappiano o no, tutti gli uomini hanno una filosofia. Certo, può ben darsi che nessuna delle nostre filosofie valga gran che, ma la loro influenza sui nostri pensieri e sulle nostre azioni è grande e spesso incalcolabile. […] Io credo che tutti gli uomini siano filosofi, anche se alcuni lo sono più di altri. […] I filosofi hanno mantenuto attorno a se stessi una certa aura di magia. La filosofia è considerata come qualcosa di strano e di assurdo, che si occupa di quei misteri di cui si occupa la religione, ma non in modo tale da poter essere «rivelata ai bambini» o alla gente comune” (Karl Popper)

Oggi si fa un gran parlare del bisogno di riflessione intorno al momento storico e sociale che stiamo vivendo. Pandemia e lockdown hanno indubbiamente destato interrogativi di senso, obbligandoci ad una meditazione interiore su quella che è stata la nostra vita sino a quel momento. Ma, in realtà, l’abitudine al pensiero dovrebbe essere caratteristica di una vita che tenda alla consapevolezza e all’autenticità. Perché ciascuno di noi, come Popper ci rammenta, è filosofo: ossia un essere pensante.

La scuola sta per ripartire e l’anno scolastico sarà – per studenti, professori e tutti coloro che lavorano nell’istituzione scolastica – all’insegna di regole restrittive, di abitudini nuove da acquisire, al fine di tutelare la salute di ciascuno. Insomma, ci dobbiamo aspettare un cambiamento dello stare in relazione dei nostri figli. I più piccoli dovranno muoversi con la mascherina, avranno un banco e ogni cosa etichettata col proprio nome per evitare che si “disperdano i batteri”; non potranno toccare i loro compagni e, anche nei momenti di gioco, dovranno osservare il famoso metro di distanza. Sicuramente il loro essere-nel-mondo subirà dei cambiamenti, che influiranno sulla loro crescita…

In un modo di transizione come questo, sarebbe utile accompagnargli nella riflessione e nella comprensione di quello che vivono.

Matthew Lipman, già negli anni Settanta, aveva avvertito l’esigenza di pensiero nei giovani. Egli era un docente di Logica presso la Columbia University e, tra i suoi allievi, aveva riscontrato una carenza logico-argomentativa. Così diede vita alla Philosophy for children (P4C), scrivendo dei testi – in forma di dialogo – destinati ad ogni ciclo scolastico: dai bambini delle scuole dell’infanzia ai liceali, il pensatore americano pensò a libri che solleticassero la loro curiosità, che invitassero all’ascolto reciproco, all’argomentazione delle proprie posizioni e alla contro-argomentazione, sempre nel rispetto reciproco e cercando di far vivere la “democrazia”, in cui ogni ragazzo è pari all’altro, non giudicante, aperto ad accogliere e a comprendere la diversità del pensiero altrui. Insomma, il curriculum Lipman ha dato l’avvio a una filosofia vissuta anche all’interno della classe, sottolineando come tutti siamo filosofi. Nella Presentazione del testo di Lipman, Elfie, Maura Striano, esperta di P4C, scrive:

bisogna vedere il pensare come fondamentalmente distinto dal sapere. Se il sapere, in quanto scienza, denota oggetti stabiliti, ordinati, razionalmente organizzati, il pensare è sempre prospettico, poiché provocato, invece, da una non sistemazione che viene ad essere progressivamente eliminata e ridefinita. In questi termini, un contesto educativo che si proponga si insegnare a pensare deve fare riferimento non tanto a saperi specifici ma ad un ambito disciplinare trasversale, che offra al pensiero la possibilità di esprimersi nella sua interezza, varietà e complessità. Per Lipman tale ambito è identificabile con la filosofia poiché «a differenza delle altre discipline, che generalmente applicano il pensiero in contesti specifici a particolari dati o problemi, la filosofia è pensiero, pensiero che sottende tutte le asserzioni, le affermazioni ed i principi. È l’unica disciplina che assuma il pensiero come proprio contenuto e come metodo di ricerca”.

La P4C è solo una delle tante declinazioni che la Filosofia può assumere all’interno della scuola. Le Pratiche Filosofiche (come il Dialogo Socratico, la Comunità di Ricerca, i laboratori logico-argomentativi, etc.) consentono di accompagnare i ragazzi (e i docenti) nella comprensione – sempre singola e irripetibile, a seconda del gruppo-classe con cui si filosofa – di qualsiasi tema. Perché la Filosofia consente di affrontare qualunque questione, favorendo in tali contesti la circolarità del pensiero, il confronto rispettoso, stimolando la coesione del gruppo rispetto ad argomenti su cui ogni studente può esprimere la propria personale visione del mondo e ascoltare quella altrui. La diversità è un valore. Questo non vuole dire che si esca da simili esperienze rinforzati nel relativismo che oggi va per la maggiore, bensì che ciascuno di noi ha un modo di pensare che plasma la vita in maniera diversa dagli altri; quindi è un pluralismo fruttuoso quello che sempre emerge dalle Pratiche Filosofiche.

A simbolo dell’uguaglianza democratica cui tendeva Lipman, il setting della classe muta: ci si dispone in cerchio, uno accanto all’altro. E anche il filosofo fa parte di questo circolo ermeneutico, perché non è lì per insegnare nulla, ma per – socraticamente – tirar fuori ciò che è già in ogni studente rispetto al tema proposto, per accompagnarlo in un processo di chiarificazione del proprio pensiero a se stesso e agli altri. Gli studenti non sono dei vasi vuoti da riempire di contenuti, ma pozzi di domande da ascoltare e su cui interrogarsi in comunione con l’altro. Perché il pensiero condiviso porta molto più lontano nel processo di consapevolezza rispetto alla riflessione individuale.

Per saperne di più:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1612&v=dEZSOS7RqEw&feature=emb_logo

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